Ogni vino, nella sua tipologia, ha una tendenza di colore specifica e tipica, che può variare in base all’annata di produzione e da fattori legati all’ambiente naturale e all’intervento umano. Tipicamente i vini si dividono in tre gruppi di colore, ognuno caratterizzato da varie tonalità.
VINI ROSSI
Fiori, frutti e pietre preziose prestano i loro nomi per cogliere e fissare le sfumature del vino rosso. Il rosso porpora, con riflessi violacei, è tipico di un vino giovane appena svinato, indica un’assenza totale di ossidazione e ha un profumo molto vicino a quello del mosto. Il rosso rubino è il colore dei vini in buono stato di conservazione, segna il momento in cui sono pronti per essere bevuti e hanno un aroma fruttato. Il rosso granato è tipico di uno stadio più stabile e maturo in cui si sviluppano profumi più complessi di frutta matura ed erbe. Infine il rosso aranciato, tipico dell’invecchiamento, colorazione giusta per vini che sviluppano con l’età il massimo degli aromi e dei gusti, negli altri casi è indice di degradazione e decrepitezza.
VINI ROSATI
Le tonalità dei rosati percorrono la gamma di sfumature tra l’aranciato e il rosso chiaro, in particolare citiamo il rosa pallido, il rosa fior di pesco, il rosa cerasuolo, il chiaretto e la buccia di cipolla. In questo caso le tonalità giallo-aranciate indicano vecchiaia, poco compatibile con questa tipologia di vino poiché il fascino dei vini rosati è la freschezza e il fruttato della giovinezza.
VINI BIANCHI
Per i vini bianchi le tonalità sono ugualmente variabili. In questo caso si può parlare di bianco carta, verdolino, giallo paglierino, giallo dorato e giallo ambrato. Negli ultimi decenni ci sono state notevoli sperimentazioni su questi vini, tese a ottenere struttura e corpo adatti anche all’invecchiamento: accanto ai bianchi di concezione classica, chiari, freschi e giovani, la produzione di qualità affianca oggi bianchi maturi dalle tonalità più calde e dorate.